Spazio

Nuove scoperte su Marte: conseguenze per l’esplorazione e la futura colonizzazione

di Massimo Zito

Tanto tuonò che piovve.

Dopo gli studi compiuti negli ultimi anni che avevano certificato su Marte la presenza di carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, zolfo e fosforo, tutte sostanze necessarie allo sviluppo della vita, il recuperato trapano di Curiosity ci ha detto che appena sotto la superficie marziana, in alcune aree ben definite del Gale Crater, proprio in corrispondenza di letti di laghi ormai asciutti da eoni, si trovano molecole organiche quali tiofene, 2- 3-metiltiofeni, metantiolo e solfuro dimetile, tutte molecole che potrebbero avere un’origine organica ma anche inorganica. È stato inoltre confermato che la concentrazione del metano atmosferico aumenta di oltre tre volte durante la stagione estiva. Il metano è considerato un indicatore della presenza della vita in quanto sulla Terra quasi tutto il metano deriva dal metabolismo degli esseri viventi e l’aumento della concentrazione di questo gas all’aumentare della temperatura potrebbe indicare la presenza di metabolismo ma, pure in questo caso, le sorgenti di metano marziano, potrebbero non essere organiche ma derivate da meteoriti o da altre fonti non organiche.

E, allora, perché tanto clamore sulle ultime scoperte di Curiosity?

Le ragioni sono fondamentalmente due:

  1. La presenza di queste molecole organiche rende più probabile il fatto che su Marte vi sia vita, magari a profondità maggiori più al riparo dalle radiazioni solari e cosmiche, perché se è vero che queste molecole potrebbero anche avere un’origine inorganica, è altrettanto vero che la vita non potrebbe esserci senza la presenza di questi precursori organici. Questa scoperta, in sostanza, ci dice che se anche non ci fosse vita oggi su Marte, sono molto alte le probabilità che in tempi antichissimi vi sia stata. Una conferma in tal senso sarebbe una notizia rivoluzionaria perché sancirebbe la certezza che la vita sulla Terra non è frutto di una fortunata serie di coincidenze ma una cosa abbastanza normale ovunque si verifichino certe condizioni minime.
  2. La presenza di sostanze organiche nel terreno marziano certifica che il suolo del nostro vicino cosmico non è completamente sterile e, quindi, potrebbe ospitare colture agricole, necessarie per future basi o colonie permanenti, più facilmente del previsto.

La scoperta di Curiosity ridà fiato ai sostenitori della presenza di vita su altri mondi e potrebbe confermare l’idea che la vita anche altrove sarebbe su base carbonio e provvista di meccanismo metabolici non troppo dissimili dai nostri. Gli strumenti a disposizione del rover della NASA, che ha percorso 13 chilometri all’interno del Gale Crater nel corso della sua missione iniziata nel 2011, non potranno dirci molto di più a causa delle limitate capacità di cui dispongono quindi, per conferme o smentite e per scoprire se su Marte sia presente a tutt’oggi la vita, sia pure a livello microscopico, dovremo aspettare missioni future che in alcuni casi dovranno essere riconfigurate appositamente. Purtroppo, la nuova mission della NASA disposta dal presidente Trump ha rimandato lo sbarco di uomini a medio termine sul pianeta rosso e non risulta che l’ESA intenda impegnarsi in questo senso in tempi brevi. Entrambe le agenzie sembrano, invece, protese a riportare, in modo permanente, l’uomo sulla Luna.

L’unica speranza che ci resta di andare a vedere di persona come stanno le cose su Marte rimane la visione di Elon Musk che con il suo SpaceX ha in programma lo sbarco umano sul pianeta rosso nel 2024 e, anche se è probabile che si tratti di una tempistica che non verrà rispettata (per esempio i primi lanci sperimentali con equipaggio umano della capsula Dragon e lo sviluppo dell’astronave BFR sono già stati ritardati di almeno un anno), SpaceX sembra essere l’unica speranza di vedere esseri umani su Marte prima dei prossimi vent’anni.

Prossime missioni verso Marte

Insomma, nonostante le scoperte siamo ancora al punto che la vita su Marte potrebbe esserci o esserci stata ma anche non esserci mai stata. Come stiamo pensando di scoprire, in tempi brevi, come stanno effettivamente le cose? Sono sette le missioni previste nell’arco del prossimo decennio destinate ad approfondire le conoscenze sul pianeta rosso:

InSight: è già in viaggio la missione InSight (sta per Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport, letteralmente “Esplorazione interna mediante l’utilizzo di indagini sismiche, geodesia e trasporto di calore”) che ha l’obiettivo è di indagare la struttura interna di Marte e i processi che hanno contribuito alla sua formazione, per comprendere meglio la storia evolutiva dei pianeti rocciosi del nostro sistema Solare. Dalle analisi di InSight si potrebbe anche capire se su Marte esistono fonti di energia geotermiche che sarebbero fondamentali in vista dell’installazione di una base permanente.

ExoMars: la seconda parte della missione Exomars inizierà nel 2020, un anno particolarmente affollato visto che anche la Nasa, la Cina, l’India e gli Emirati Arabi hanno in cantiere una missione su Marte per la stessa data. La seconda parte della collaborazione tra Esa e l’agenzia russa Roskosmos prevede il lancio di una capsula al cui interno sarà ospitato un lander che dovrebbe atterrare sul pianeta nel 2021. Se il lander, basato sulle tecnologie dello Schiaparelli, avrà maggior fortuna del suo predecessore, rilascerà un rover equipaggiato con un laboratorio di esobiologia con cui cercherà la presenza di molecole organiche e firme molecolari (presenti o passate) della vita sul pianeta.

Mars 2020: missione della Nasa, che sbarcherà un nuovo Rover sulla superficie di Marte. Il nuovo rover della Nasa continuerà nel solco dei successi di Curiosity: esplorerà la superficie di Marte alla ricerca di segni della presenza di forme di vita aliena, e preparerà la strada per le (molto future) ambiziose missioni a venire, in cui la Nasa prevede di portare un equipaggio umano sul pianeta.

Cina: Il 2020 è anche la data della prima missione marziana targata Cina. La sonda della repubblica popolare dovrebbe prendere il volo tra luglio e agosto, spinta da un razzo long march 5, e sbarcherà un lander o un rover sulla superficie di Marte. Le missione dovrebbe essere provvista di alcuni strumenti scientifici ma sarà principalmente una prova in vista di un obbiettivo più ambizioso: una spedizione prevista per il 2030, in cui l’agenzia spaziale cinese spera di riuscire a raccogliere campioni del suolo marziano e riportarli sulla Terra per studiarli.

EmiratiAnche gli Emirati Arabi hanno deciso di unirsi alla corsa per Marte. I fondi non sono un problema e il programma spaziale degli emiri, lanciato nel 2014, dovrebbe produrre i primi risultati già nel 2020: la Hope probe (sonda della speranza), che dovrebbe entrare nell’orbita marziana nel 2021. Scopo scientifico della missione sarà lo studio dell’atmosfera del pianeta, che nei piani degli scienziati degli Emirati dovrebbe essere finalmente conosciuta nel dettaglio per la prima volta grazie agli strumenti della loro sonda.

India: Per l’India si tratterà invece di un ritorno. L’agenzia spaziale indiana (Indian Space Research Organisation, o Isro) ha infatti messo in orbita intorno a Marte una sonda già nel 2014, e per la sua seconda volta, intende fare le cose in grande. Nel 2020 infatti è programmata la partenza della missione Mangalyaan 2, che prevede questa volta sia un orbiter che un lander. A parte questo, non si sa molto al momento sui dettagli tecnici e scientifici della missione.

Red Dragon: era inizialmente previsto per il 2018 il lancio da parte di SpaceX della sua navicella Red Dragon in direzione del pianeta rosso ma questa tempistica è già stata spostata a data da destinarsie slitterà, probabilmente, di almeno 3 o 4 anni. Lo scopo della missione sarà quello di far atterrare un lander sulla superficie. La prima missione privata in direzione di Marte servirà per testare le tecnologie con cui la società di Musk intende portare a termine un obbiettivo ancora più ambizioso: una missione umana sul pianeta, inizialmente prevista per il 2024 ma che, inevitabilmente, slitterà a sua volta e si spera che potrà essere effettuata prima del 2020. Successivamente SpaceX prevede di far atterrare due sonde robot sulla superficie del pianeta rosso cariche dei materiali e delle provviste necessarie per l’installazione di un habitat destinato ad ospitare gli equipaggi di due missioni che verrebbero lanciate due anni più tardi.

Sono poi in via di progettazione due missioni in collaborazione tra NASA ed ESA per il lancio di un rover in grado di raccogliere campioni della superficie e del sottosuolo marziano e stoccarli in appositi contenitori che saranno poi raccolti e riportati sulla Terra da una successiva missione.

Insomma, la corsa verso Marte si sta per aprire, restano solo da risolvere alcuni problemi tecnici relativi alla durata del viaggio e al benessere degli astronauti che saranno impegnati nelle missioni verso il nostro vicino ma si tratta di problemi che saranno risolti con il tempo, la ricerca e gli investimenti. Anche lo sforzo in corso per tornare sulla Luna e costituirvi una base permanente, obbiettivo su cui sono concentrate anche diverse compagnie spaziali private che intendo investire sullo sfruttamento commerciale del nostro satellite attraverso il turismo e le materie prime (in particolare Elio2) costituirà un ulteriore incentivo e, probabilmente, contribuirà notevolmente all’abbattimento dei costi delle missioni spaziali. Il primo passo per aprire agli esseri umani la via di Marte sarà indubbiamente Deep Space gateway (passaggio per lo Spazio Profondo), una stazione spaziale cislunare pianificata dalla NASA e da Roscosmos cui collaborerà anche l’ESA, per essere costruita a partire dal 2020. La stazione dovrebbe essere usata come punto d’appoggio o di assemblaggio per la nave spaziale Deep Space Transport, anch’essa pianificata, per missioni verso la Luna e Marte. DSG sarà utilizzata inizialmente come base per le missioni di superficie lunare robotizzate e con equipaggio.

 

 

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