Società

Papà per sempre

di Fabiana Lanzi per Reccom Magazine

Genitori si è per sempre, anche quando la coppia decide di separarsi. Anche quando la coppia non esisterà più, rimarrà per sempre una coppia di genitori di figli nati da quel legame.

Questo va detto soprattutto ai papà che, spesso, si trovano ad affrontare ostacoli che impediscono di fare il padre e ai figli di avere rapporti intensi e continuativi con il loro papà.

Tutti i dati di fatto dimostrano inequivocabilmente che la separazione non è solo la scissione di una coppia ma è l’espulsione del maschio dal contesto domestico. L’uomo ovviamente perde tutto. La donna non perde niente, né i soldi, né i figli, né la casa (ci sarà un motivo se più di una volta la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver garantito i diritti dei padri separati. Uno Stato dovrebbe scoraggiare la povertà, non favorirla. Bisognerebbe trovare nuove soluzioni, una visione più bilanciata dei diritti)

La colpa è di leggi insufficienti? Dei giudici? Colpa degli avvocati?

Colpa delle mamme che rivendicano un ruolo dominante nella cura dei figli?

Colpa dei papà che fuggono dalle loro responsabilità?

Non lo so, credo che sia colpa di tutto e di tutti.

L’Italia è purtroppo vittima di una cultura che vede la prevalenza del ruolo materno e non tiene conto né del maggiore ruolo sociale che investe la donna fuori dalle mura domestiche, né del maggiore ruolo educativo esercitato dai padri in famiglia. In linea generale possiamo affermare che le donne vengono sempre e aprioristicamente viste come vittime e gli uomini come oppressori.

Nel dramma dei figli è l’uomo a giocare il ruolo del ripudiato, allontanato da casa, costretto a versare rendite spesso insostenibili a donne garantite da una legislazione vecchia e farraginosa. Ed ecco che questo trasforma tutto in un vero e proprio problema sociale.

Tante sarebbero le soluzioni che potrebbero aiutare centinaia di papà in difficoltà economica e quelli che si trovano ad affrontare il trauma della separazione: l’agevolazione sulla prima casa, aiuti per la prima infanzia e per l’età scolastica, estendere le detrazioni fiscali per figli minori ad entrambi i genitori e non solo per quello affidatario.

A tutti questi papà in difficoltà dico di non perdere mai di vista la questione più importante, di non smettere mai di porsi la più semplice tra le domande:

Cos’è un padre?

Una domanda così a brucia-pelo merita una risposta a brucia-pelo e se così non fosse vuol dire che la cosa di cui si sta parlando non è definita, mente il padre è un’entità ben definita.

La risposta è una: un padre è un uomo che vuole fare il padre.

Nell’apparente povertà di questa risposta c’è l’universo. Un padre è un uomo.

Che diventa grande con tutto il carico di responsabilità e consapevolezza che questo passaggio comporta.

Inutile dire che tale passaggio potrebbe essere non immediato ma graduale, inutile dire che tale salto può anche essere fallito ma, nonostante le difficoltà, il bisogno di ritrovare se se stessi, un papà può essere presente anche senza vedere i figli quotidianamente. I figli avranno sempre chiaro chi è il loro papà e impareranno a conoscere le nuove abitudini, le assenze e le presenze, il nuovo linguaggio e il modo per essere in contatto.

Padri non si nasce ma, si diventa.

La paternità è un percorso che a qualcuno può risultare impervio dopo la fine del matrimonio, una strada senza fine ma, questi papà scopriranno di essere non soltanto – e definitivamente – uomini, ma anche – e definitivamente – genitori.

Perché genitori si resta per sempre.

Marito e moglie, forse.

Il blog personale di Fabiana Lanzi

Share