Medicina, Politica, Salute, Società

Siamo pronti per l’obbligo vaccinale?

di Silvia Kuna Ballero

Correrò il rischio di finire nel fuoco incrociato tra antivaccinisti e sostenitori dell’obbligo vaccinale senza se e senza ma 🙂

Premetto che in fondo sono contenta che al ministero abbiano preso un’iniziativa, il che è sintomatico del fatto che finalmente si siano accorti che abbiamo un problema. L’azione proposta, per quanto come avrò a discutere più avanti abbia delle ambiguità, almeno nelle intenzioni dà un segnale netto.

Il decreto legge non andrà comunque mai bene a chi non accetta l’intervento statale nella salute del cittadino. Non la vedo così. Quando si tratta di malattie infettive trasmissibili, le questioni di salute non si limitano al singolo bensì a tutta la comunità in cui vive, per cui è giusto che certe decisioni vengano prese a livello comunitario, da coloro che la comunità la rappresentano.

Personalmente considero l’antivaccinismo come una malattia. La metafora non è del tutto mia, mi sono ispirata a chi ne sa più di me. Quando la malattia presenta sintomi gravi e invalidanti, è giusto che si intervenga con una medicina (l’obbligo); intervento che avrà effetti collaterali che vanno commisurati al beneficio che se ne ricava. Anche qui, si tratta perlopiù di punti di vista, e ho molte domande in proposito. Per esempio, siamo di fronte a un’emergenza? Sappiamo quantificarla? Se non siamo di fronte a un’emergenza in questo momento, l’emergenza è in arrivo? Abbiamo i modi per prevedere una eventuale emergenza in arrivo? Non sono domande a cui so rispondere, ma mi chiedo se chi valuta la questione se le sia poste.

Tuttavia se non si vanno a capire e sanare le cause della malattia, questa si ripresenterà non appena la cura dovesse venire a mancare. Voi mi direte, ci terremo l’obbligo vita natural durante; ma non possiamo esserne sicuri. Un prossimo governo potrebbe togliere l’obbligo, o prevedere molte deroghe che renderebbero la sua attuazione difficile (anche tenendo conto del fatto che non abbiamo una sanità unica a livello nazionale, ma venti sanità regionali). Questo stesso decreto potrebbe rivelarsi impraticabile; non è una passeggiata organizzare la distribuzione e la somministrazione di tutte queste dosi nei tempi stabiliti. Imporre un obbligo significa anche prendersi la responsabilità di garantire a tutti le condizioni per cui tale obbligo venga ottemperato: i vaccini devono dunque essere disponibili nei tempi stabiliti dal calendario e gratuiti per tutti coloro che sono oggetto dell’obbligo. Il nostro sistema sanitario è in grado di garantire tutto ciò?

Ma tornando al discorso della malattia, avrete capito a cosa mi riferisco: in parallelo a questo decreto deve avere inizio, se possibile non oggi ma ieri, una massiccia campagna ministeriale che punti a fugare i dubbi e le leggende metropolitane che circolano sui vaccini. Per fare un esempio, sfatare il diffusissimo mito per cui sei vaccini (o dodici) in una volta sola costituirebbero un “sovraccarico” del sistema immunitario del bambino o che nella composizione del vaccino, tra gli eccipienti, siano presenti sostanze intrinsecamente pericolose. Non solo per gli utenti finali (le famiglie) ma anche per i medici di base, gli infermieri, i farmacisti, tutti coloro che hanno anche solo una vaga attinenza con il tema salute e che vengono percepiti come autorità nel campo, arrivando fino agli insegnanti. Usando tutti i mezzi a disposizione. Non per far cambiare idea a chi ha già deciso, ma per chiarire le idee ai tanti che ricevono informazioni ambigue e contraddittorie da coloro che dovrebbero rassicurarli. Una simile azione è stata predisposta? Si prevede di occuparsene in futuro, usando gente che di comunicazione ne capisce (leggi: non gli stessi del Fertility Day)?

C’è chi dice che “le masse” siano ineducabili e in una certa misura è vero. Ciò non significa che chi si occupa di comunicazione e di “educazione delle masse” (termine odiosamente classista) debba smettere comunque di provarci e di migliorare, cercando di raggiungere il suo target, anche se questo significasse dar loro delle figure da colorare. Se il messaggio passa e resta in modo positivo, anche le figure da colorare vanno bene.

Le stesse persone poi affermano che se in altri paesi non vige l’obbligo è perché in quei paesi non è necessario, poiché i cittadini vaccinano i propri figli senza che glielo si dica. Ma allora o ammettiamo che gli italiani siano geneticamente deficitari nell’apprendimento oppure mi state dicendo che esistono delle masse educabili e che un giorno, magari non subito ma fra qualche decennio, grazie a un’evoluzione delle condizioni ambientali, anche noi lo potremmo diventare. Siamo pronti a raccogliere la sfida impossibile di coinvolgere “le masse” in questo processo educativo?

Dell’obbligo, pur se si decide di adottarlo, vanno tenuti presente anche gli effetti collaterali con molta attenzione, in modo da saper reagire prontamente. Le famiglie possono decidere di pagare la multa piuttosto che sottoporsi a quella che, purtroppo, molti vivono ancora come un’imposizione sulla pelle dei loro figli. Ho letto che c’è già chi ha deciso di farlo; bisogna vedere quanti poi manterranno la decisione, ma mai sottovalutare l’istinto genitoriale, anche se ti porta a prendere la decisione sbagliata (ma che però sembra quella giusta). Potrebbero esserci dei loophole burocratici che rendono necessari i classici aggiustamenti all’italiana (tanto per restare sugli stereotipi), vanificando lo scopo del decreto.

Sospendere la responsabilità genitoriale è un gesto molto forte che va valutato con estrema cautela e non credo che sarà applicato sportivamente. La giurisprudenza è un ambito molto complesso. Il nostro sistema sanitario, dai tempi di Poggiolini & De Lorenzo in poi (grazie mille, signori), non gode della massima fiducia e quando i propri figli sono in ballo si arriva facilmente a posizioni oltranziste, di cui alcuni azzeccagarbugli e alcuni medici radiati possono diventare il riferimento. Questi fenomeni sono stati previsti? Stiamo elaborando un piano d’azione che ne tenga conto?

Un altro fattore che spesso si trascura è che la soglia per l’immunità di gruppo è solo un numero se vengono a mancare determinati requisiti. Perché funzioni, le persone suscettibili all’infezione devono essere distribuite in modo il più possibile uniforme all’interno degli immunizzati. Altrimenti continueranno a esserci focolai di epidemie all’interno dei gruppi di non vaccinati che, a meno di adottare anche un isolamento fisico totale, si estenderanno anche al di fuori di tali gruppi. E se i focolai continuano, l’agente patogeno potrebbe mutare, rendendo più difficile la cura e meno efficace il vaccino. Un provvedimento che limita l’accesso al sistema scolastico pubblico potrebbe,appunto, avere l’effetto di creare sottocomunità di non vaccinati. Questi fattori vengono presi in considerazione in modo da limitarne le conseguenze?

Inoltre, se la filosofia è quella di creare un ambiente scolastico sicuro, anche tutti coloro che lavorano a scuola devono essere immunizzati. Si prevedono interventi di questo tipo? Se sì, siamo attrezzati per metterli in pratica?

Un’ultima considerazione. La filosofia dell’obbligo vaccinale si può equiparare in un certo senso a quella dell’obbligo delle cinture o a quella del divieto di mettersi alla guida ubriachi, nel senso che si agisce limitando la libertà del singolo per evitare un danno maggiore, non solo al singolo stesso, ma alla comunità. C’è però una differenza sostanziale: Chi beve prima di mettersi alla guida non è convinto in cuor suo di stare facendo la cosa migliore per sé e per i suoi cari. Chi non mette le cinture ai propri figli non sta pensando di proteggerli, magari se la può raccontare ma sa di stare facendo la cosa sbagliata. Invece, la maggior parte delle famiglie che decidono di ritardare o non fare i vaccini agisce sulla base dei propri valori viscerali; si comporta così perché pensa di stare facendo la cosa migliore per i propri figli. E anche se io non ho figli, posso capire di riflesso cosa significhi avere paura per loro. Come aneddoto posso dirvi che, dopo aver convinto i genitori di una mia nipote (dopo lunghe discussioni) a farle il vaccino, mi si è torto lo stomaco pure a me quando l’hanno portata dalla pediatra per una rigidità “anomala” (che poi si è rivelata essere solo indolenzimento del muscolo, ma sono rimasta in ansia fino a quando non l’ho saputo).

È vero, le statistiche non mentono sull’efficacia dei vaccini e sul rapporto rischi/benefici. C’è però da considerare il rischio soggettivo, quello che guida veramente le nostre decisioni. Questo rischio deve tenere anche conto non solo della probabilità di un evento indesiderato, ma anche di quanto sono da considerare inaccettabili le sue eventuali conseguenze. E se lo sfortunato bambino su un milione ha un danno grave da vaccini, sarà anche uno su un milione, ma è il 100% del figlio di qualcuno. Una persona che decide deliberatamente di correre questo rischio sarà poi maggiormente in grado di accettarne le conseguenze. Se però il danno deriva da una misura coercitiva sul bambino che dovresti proteggere, l’impatto psicologico può essere, per usare un eufemismo, notevole, e può creare un problema su scale che trascendono il singolo.

Anche per questo è necessaria la massima trasparenza quando si tratta di informare sugli effetti collaterali, mettendoli nella giusta prospettiva; anche per questo è necessario che le famiglie si sentano ascoltate e abbiano dei validi punti di riferimento che non liquidino i dubbi come sciocchezze (così la prossima volta andranno a farseli chiarire altrove…) ma sviluppino un minimo di empatia (non coinvolgimento, ma comprensione dello stato d’animo dell’interlocutore) e cerchino di dissiparli questi dubbi. Nella salute, specialmente quella dei propri figli, non ci sono domande abbastanza stupide da non meritare una risposta (al netto dei provocatori puri e semplici, ma quelli si dovrebbero riconoscere).

Per concludere e riassumere, ormai che ci siamo, io spero davvero che questo decreto abbia l’effetto sperato, e per raggiungerlo ritengo che sia necessaria in parallelo una massiccia, capillare e mirata azione formativa diversa dalla propaganda spicciola. Come si sta muovendo il ministero in questo senso?

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