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Viaggio in Inghilterra nei luoghi di Dark Age of Camelot (parte 2)

Avalon Marsh-Shrouded Island/Glastonbury

I giocatori più anziani di Daoc ricordano le Avalon Marsh come una delle mappe più utili per poter expare il proprio personaggio dal livello 25 fino al 30.

L’ambientazione è più cupa e malsana della Salisbury Plains, la terraferma si sgretola in numerosi isolotti e macchie di terra circondate dalle acque immote delle paludi di Avalon. River Spritelings, Black Bears, Rot Worms sono tra i mostri che occorre affrontare, per poter accrescere la propria esperienza di gioco. Nel novembre 2002 fu aggiunta una nuova espansione, Shrouded Island o Isola di Vetro, una sorta di spin off interamente dedicato allo sviluppo del tema di Avalon. Alla nuova area di gioco si accede, tra l’altro, anche tramite un portale all’interno delle Avalon Marsh. Le nuove mappe consentono tuttora al giocatore di sviluppare il proprio personaggio fino al massimo livello 50, passando di zona in zona (zone acquitrinose ricche di guano, cittadine fantasma ormai abitate da mostri, colline coltivate a meli e infestate da drakoran, ecc) ed accedere al dungeon “City of Avalon”. Il dungeon è, nella storia del gioco, ciò che rimane della fiorente città di Avalon dopo la sanguinaria invasione dei Drakoran. La città è infestata da mostri sempre più potenti man mano che ci si inoltra nel dedalo di vie ed edifici distrutti, fino ad arrivare alle Grotte di Cristallo, dove affrontare i mob più possenti ed ottenere ricche ricompense.

In real, l’arrivo ad Avalon non e’ affatto evidente. Non esiste infatti una città di Avalon, ma ci si può ispirare a quanto ci viene indicato dal mito arturiano. E’ dall’XI° secolo che prende corpo l’ipotesi che Re Artù fosse stato sepolto in cima alla Glastonbury Tor, collina che sovrasta l’omonima cittadina, nella contea del Somerset. Il nome celtico della collina era “Ynys Wydryn” o “Ynys Gutrin” (Isola di vetro).

Collina del Tor

Si ritiene che, in antichità, la pianura circostante fosse allagata. Il Tor quindi fu per molto tempo un’isolotto, che si trasformava in penisola con la bassa marea.

Lasciando Stonehenge, percorriamo per circa 40 km la A36, e da Frome imbocchiamo la A361 fino a giungere a Glastonsbury. Al di la’ del Tor, che pure val la pena di visitare, posteggiando la macchina alla base della collina e proseguendo a piedi per il breve pendio, la cittadina merita tutta la nostra attenzione. La via principale e’ un tripudio di localini new age e di sfiziose botteghe con tutto l’occorrente per vestirsi da elfo o per preparare una pozione magica. Piccola curiosità: il simbolo della spirale e’ praticamente ovunque, dal terrazzamento che circonda il Tor al giardino antistante la Church of St John the Baptist.

The George and Pilgrim

Merita una visita e un buon pasto il pub The George and Pilgrim, centralissimo, dove gli amburger sono alti almeno due dita e affogano nelle patatine fritte, e l’assortimento di birre Ale vi farà venire voglia di non uscirne per un bel pezzo.

Se riuscite ad uscire sobri dal pub, proseguendo poche centinaia di metri più avanti, trovate l’ingresso della meravigliosa Abbazia di Glastonbury, prima cattedrale cristiana d’Inghilterra. La leggenda vuole che Giuseppe di Arimatea, fuggito verso nord dopo la morte di Gesù, approdasse a Glastonbury via nave (ricordate? era ancora una terra invasa dal mare), e che nello sbarcare piantasse a terra il proprio bastone. In quel punto, fiorì la mitica pianta di Biancospino omonimo o Spina Santa, e in quel punto venne costruita una chiesa, dove fu conservato il Santo Graal. Oggi è possibile visitarla a pagamento, ma i soldi valgono tutta la visita.

Dopo un primo accesso all’interno della struttura in cui è ospitato un plastico dell’intera area, si esce all’aperto e ci si inoltra nello splendido parco di 36 ettari che circonda l’abbazia.

Abbazia di Glastonbury

Le rovine della Lady Chapel e della st. Patrick’s Chapel sono visibili ed imponenti. Colpisce il verde, il silenzio, la grandiosità. Nella perlustrazione, ci si imbatte nella tomba interrata di Re Artù e Ginevra, con una lapide che ne riassume le ultime vicissitudini, nell’anno del Signore 1191. Qui il mito e la realtà si fondono, e più che nella storia il visitatore è invitato ad immergersi in un sogno arcano. E’ il fascino del posto.  Passeggiando per gli splendidi sentieri, si può vedere coi propri occhi il cespuglio della Spina Santa. I botanici confermano si tratti di una specie originaria della Palestina.

E ancora una volta, storia e mito si fondono armoniosamente.

Tomba di Artù e Ginevra
Spina Santa

 

 

 

 

 

 

LINK UTILI:
https://www.glastonbury.gov.uk/home.html
https://georgeandpilgrim.relaxinnz.co.uk/
https://www.glastonburyabbey.com/

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